SCORZE' PAESE D'ACQUA, MOTORI E SAPORI

LA SCOMMESSA

puo' un paese trafficato, stanco, sonnacchioso e rassegnato cambiare destino completamente? e in che direzione? e a chi spetta cambiare? cosa facciamo noi cittadini oltre a lamentarci o a prendere atto delle scelte altrui? e cosa facciamo per proporre alternative o idee migliori?
ho fatto un sogno, ho sognato un viaggio fuori dal tempo, ed al mio ritorno il mio paese era cambiato totalmente.... un incubo al contrario.... paurosamente bello.
spezzetterò il sogno in piccoli argomenti, ed a ogni argomento vorrei si aggiungessero idee, proposte e mille tasselli.
forse il mio sogno è anche quello di qualcun altro, forse non sono solo, forse il mio sogno può migliorare mescolandosi ad altri sogni.....
ed il risultato sarà una ricetta, una cura, un sistema, un metodo... ed una volta definito il metodo cerchiamo di lavorarci sopra, e forse il sogno non sarà più tale.

Scorzè può e vuole cambiare, decidiamo come.

11 ottobre 2007

2) SCORZE' 2014 ... SOGNO REALIZZABILE

TORNO DA UN VIAGGIO NEL TEMPO......


C’era, in un futuro non troppo lontano, un paese bellissimo, un paese tranquillo, con belle case, tanto verde, strade sicure, un centro curato elegante e vivibile ed una infinità di persone che lo visitavano periodicamente.
Non era un paese famoso, non aveva monti, mari o laghi, non c’erano castelli, rovine o piramidi… ma era il paese dell’acqua, che faceva magnifica mostra di se sgorgando fresca da decine di meravigliose fontane progettate da noti architetti e donate al paese da aziende ed operatori economici, era il paese della cortesia, della buona tavola e dei servizi turistici offerti con sapienza a due passi dalla città più bella del mondo: Venezia, e sulla direttrice per le montagne e per il centro Europa.
Qualcuno aveva capito che le uniche certezze erano: l’acqua, la vicinanza con Venezia, la ricchezza dei raccolti pregiati e quindi la gastronomia…. Ergo: se vogliamo far prosperare l’economia dobbiamo sfruttare il passaggio di turisti, trattenerli in paese con servizi e commercio e manifestazioni, e farli spendere sul territorio.
Era un paese situato nel posto ideale per usufruire di tali risorse, anche se per anni le aveva passivamente subite, a cominciare dal traffico di passaggio.
E, come d’incanto, Scorzè si era svegliato, ed era diventato cigno, esempio di bellezza, efficienza e benessere ed anche nell’aspetto ricordava famosi luoghi di villeggiatura e prestigiosi paesi termali famosi nel mondo.
Dopo anni di banale esistenza, si stava passando da un passato di paese-dormitorio alla fase di paese-al-risveglio per divenire conseguentemente paese-modello. La vita scorreva placida tra le viuzze, le piazze e le fontane del paese rinato, e la cittadinanza usciva volentieri la sera, conversava e discuteva in una ritrovata vita sociale e civica, in una costruttiva e fattiva partecipazione alla vita amministrativa, consigliando e chiedendo le cose più disparate, arricchendo di iniziative e idee lo scorrere dei giorni.
Molto era stato fatto per i giovani, seguiti fin dai primi vagiti oltre che dai genitori anche da apposite strutture e dalla cittadinanza tutta, finalmente consapevole che il benessere di ognuno è un patrimonio di tutti.
Molti anziani vivevano nel centro del paese e qui trovavano mille iniziative e forme di svago, dalle gite alle sale lettura, dalle panchine del parco al rendersi utili nelle numerose attività di volontariato in comune, biblioteca, scuole e associazioni sportive.
Attorno al piccolo centro si erano sviluppate graziose zone residenziali curate e vivibili, piene di verde e spazi aperti, comodi parcheggi e panchine per sostare sotto l'ombra di grandi alberi; piccole botteghe fiorivano qua e là per garantire la spesa a tutti coloro che non volessero recarsi nei lontani centri commerciali; in pochi ormai usavano l’automobile dato che da ogni punto del paese si poteva raggiungere il centro a piedi o in bicicletta percorrendo comodi marciapiedi e ampie piste ciclabili che mettevano al sicuro dal traffico delle strade e si vedevano piccole frotte di bambini andare a scuola da soli in piena sicurezza, come solo i nonni ormai ricordavano; da anni, comunque, il traffico era stato deviato dal centro e percorreva un veloce e comodo anello stradale che si snodava attorno al paese dando cosi al centro nuova vita, aria pulita da respirare e ritrovata sicurezza. Tutta la zona centrale, inoltre, diveniva pedonale ogni fine settimana e la sera gli abitanti lasciavano a casa le automobili e passeggiavano nel grande quadrato del centro dove vecchi palazzi e dimenticate catapecchie avevano ceduto il posto ad eleganti palazzine ed alle vetrine di accorti piccoli commercianti, creando così un agglomerato di botteghe e negozi col sapore di borgo antico, di paese vivo e vivibile, quasi da piccolo centro di villeggiatura.
E per qualcuno Scorzè era proprio un centro di vacanza, almeno per gli ospiti della rinomata casa di riposo e per gli ospiti del grande centro Termae Scorzadis, meraviglioso e modernissimo impianto termale che tanto lustro dava alla collettività, situato a due passi dal centro salute e polisportivo che da anni era divenuto punto d’incontro per atleti e famiglie i quali, dopo giornate di agonismo o di cure termali si riversavano in centro la sera a fare shopping e a bere qualcosa. Altrettanto rilassante era il piccolo borgo per i numerosi turisti che la sera tornavano nelle nuove strutture alberghiere dopo aver trascorso la giornata tra le bellezze di Venezia, scegliendo di alloggiare in moderni hotels con tutti i vantaggi economici e logistici della terraferma, e trascorrendo le ore serali in un paese accogliente e ricco di negozi dove fare acquisti, e di locali dove assaggiare le specialità gastronomiche locali: radicchio, asparagi, pomodori e fragole servite dei numerosi e qualificati ristoranti del territorio.
Il turismo di qualità era divenuto ricchezza per tutti gli operatori, e quindi per la collettività: turismo di passaggio, turismo sportivo, turismo gastronomico e turismo stanziale attratto da centri salute e stazione termale portavano a Scorzè risorse e lavoro per attività e indotto.
Ordine e pulizia erano il biglietto da visita del piccolo centro, con grandi oasi per la raccolta differenziata dei rifiuti intesi ormai come ricchezza da utilizzare, e con un prestigioso e pulitissimo termovalorizzatore sorto in zona industriale, atto a smaltire i rifiuti non riciclabili del paese e dei paesi limitrofi, assicurando alla comunità un reddito sicuro che si traduceva in azzeramento della spesa per la raccolta in passato annoso fastidio per tutti i residenti.
La vecchia casa comunale, restaurata e modernizzata era in grado di fornire documenti in tempo reale a qualsiasi orario dato che tutti gli archivii erano stati trasferiti su memorie informatiche e si erano annullati i tempi di attesa ai vari sportelli, sostituiti in parte da finestre automatiche in grado di sfornare certificati di vario tipo a chiunque introducesse la nuova carta d’identità formato tessera elettronica.
Una grande bacheca illustrava programmi e iniziative previste da amministrazione e gruppi vari e una cassetta gialla simile a quelle postali era destinata alle idee ed ai suggerimenti dei singoli cittadini per migliorare i servizi e limitare gli sprechi; le idee migliori venivano pubblicate sul giornale comunale e, dopo essere state attuate davano diritto ad un riconoscimento o ad un premio in denaro calcolato in percentuale su quanto fatto risparmiare alla collettività.
Questo bellissimo paese era raggiungibile in autobus dalle principali città o in automobile, la quale poteva essere lasciata in appositi parcheggi per poi proseguire a piedi o servendosi di una delle tante biciclette gialle con cestino messe a disposizione dall’amministrazione per tutti coloro che avessero avuto fretta.
Durante i fine settimana si moltiplicavano in centro serate dedicate alla musica o all’arte, al ballo e ai saggi di ginnastica. Bambini e genitori si muovevano a piedi subito dopo cena per scendere in piazza e godere del fresco dei giardini, della suggestione delle numerose fontane illuminate e della compagnia di quanti, come loro, fossero in piazza a passeggiare.
All’esterno del grande anello circonvallatorio si sviluppavano organizzate zone artigianali e industriali e da anni un camion non entrava in paese ed i mezzi pesanti dei residenti venivano parcheggiati in apposite aree sorvegliate munite di tutti i servizi le quali si trovavano ai bordi delle statali, ben lontane dal cuore vivo del paese.
All’interno del grande anello era stata realizzata una zona golenale alberata, con laghetti e canneti, con sentieri, aree da picnic, percorsi per biciclette e piazzole di sosta per camper, panchine ombreggiate e barbecue al servizio degli amanti delle scampagnate; parte di tale area fungeva, oltre che da zona di sicurezza nel caso di grandi piogge, anche da polmone verde e difesa per il centro che intanto fioriva sotto le richieste di quanti, innamoratisi del borgo, volevano venire a risiedervi e nuovi villaggi edificati secondo moderni criteri di estetica e sicurezza nascevano attorno al paese vecchio, arricchendo la comunità di nuovi cittadini e bambini, ed il paese di servizi e iniziative.
Il nuovo metodo che regolamentava l’edilizia era risultato vincente: gli impresari lo avevano capito e la popolazione ne traeva tutti i vantaggi; la grossa società immobiliare che aveva costruito il “villaggio delle acacie” aveva donato al paese una moderna piscina pubblica, cosi’ come il centro prove musicali e la nuova caserma dei Carabinieri erano state concordate dai costruttori del “villaggio degli eucalipti”. Anche le numerose fontane, le pavimentazioni delle piazze, le nuove scuole, i nuovi mezzi della protezione civile e i campi sportivi superattrezzati erano frutto della perequazione edilizia e gli assistenti agli anziani e gli assistenti sociali erano retribuiti con gli stessi proventi.
Alcune vecchie tasse erano state abolite o almeno fortemente ridotte: l’ici era stata azzerata per le prime case fino a 100 metri quadri o nel caso in cui l’interessato garantisse la pulizia, sfalcio e manutenzione dello scoperto pubblico o pezzo di “riva” di fronte alla propria abitazione; anche la tassa sui lumi cimiteriali era stata abolita da quando vigeva l’obbligo di costruire i tetti delle chiesette in pannelli al silicio i quali alimentavano ognuno gratuitamente altre cinquanta tombe. Tutti i lampioni e l’illuminazione degli edifici pubblici erano alimentati in buona parte dall’energia solare e tutte le sorgenti luminose erano rigorosamente munite di lampade a basso consumo.
Ogni cittadino che ne avesse avuto voglia, e si trattava di centinaia di persone, dedicava un giorno all’anno al proprio paese, rendendosi utile e producendo una tale forza lavoro da poter eseguire tutti quei lavoretti di manutenzione, pulizia dei parchi, sistemazione archivii, dipintura recinzioni e quant’altro che serebbero risultati dispendiosi per la comunità o sarebbero rimasti incompiuti per mancanza di fondi e tempo, numerosissimi i pensionati (e non solo) che si rendevano disponibili per questa attività al servizio del proprio paese, certi di essere utili, attivi e vezzeggiati dalle varie associazioni che mettevano a loro disposizione aree, ristoro ed attività di ogni genere: culturali e di svago, dal corso d’arte quello di golf…
In appositi spazi verdi poi, ogni privato cittadino poteva mettere a dimora e curare una pianta o addirittura una aiuola soddisfacendo così il proprio pollice verde e contribuendo di fatto a rendere il paese sempre migliore; vicino ad ogni pianta una azienda locale aveva collocato una targa con il nome della pianta stessa in latino ed il nome comune, l’anno di piantumazione, il nome del donatore-coltivatore ed il proprio logo, trasformando tutta l’area in un prestigioso giardino botanico sempre più ricco e utile sia alle scolaresche in visita, sia a tutti gli amanti del verde.
Nei lunghi pomeriggi invernali e nei giorni di maltempo, quando non si fosse potuto godere delle aree verdi, o in qualsiasi altro momento, gli abitanti ed i turisti visitavano i padiglioni dell’expo permanente i cui locali occupavano parte della piazza delle feste, con bagni stabili e cucine fisse, di proprietà del comune e date in gestione volta per volta ai vari enti organizzatori, che accorrevano anche dai paesi vicini riconosciuta la bontà dell’iniziativa. Ecco quindi susseguirsi una lunga serie di manifestazioni e raduni, dal meeting delle Lambretta agli incontri enologici; dalla festa del liscio a quella del dolce fatto in casa.
Il paese si arricchiva a vista d’occhio dato che la miriade di nuove attività e relativo indotto portavano benessere a tutti, benessere economico e qualità dei servizi.
La coscienza dei residenti era molto cambiata negli ultimi anni ed era nata una nuova cultura di “paese come casa propria”, con quel senso di appartenenza ad un team che contraddistingue le squadre vincenti. Il patrimonio del centro, alla luce di questa ritrovata sensibilità, era veramente un bene di tutti, curato rispettato e coccolato.
L’amministrazione locale già da tempo non inviava più ai propri concittadini manualetti su come riciclare i rifiuti, o come aderire ad iniziative educative o di protezione civile, di supporto agli anziani o di volontariato… erano tutte cose entrate ormai stabilmente nelle coscienze di ognuno ed ognuno si sentiva parte di una grande macchina perfetta resa tale anche dal proprio contributo.
Gli abitanti erano orgogliosi di vivere in detto paese e lo dimostravano ogni giorno con mille piccole cose: il comune piantava fiori nelle aiuole? Gli abitanti adornavano finestre e balconi con fiori ancora più belli; il comune incoraggiava la raccolta differenziata? I cittadini divenivano ancora più attenti nel dividere e riciclare.
Essere orgogliosi componenti di un grande paese finalmente diverso, moderno ed organizzato meglio di qualsiasi altro era il vanto di tutti i cittadini ed avevano ragione perché avevano capito che il benessere di ognuno dipende dal lavoro sinergico di tutti, e non dalle lotte tra lobbies o partiti, ma dalla coscienza di persone serie e pulite, non importa di quale fede o colore.

10 commenti:

laura ha detto...

ma dove è questo paese? io mi trasferisco subito.

Alicenelpaesedellemeraviglie ha detto...

perchè cancelli alcuni post? ... per quanto riguarda le case da costruire attenzione che non arrivino spacciatori extracomunitari, negri ... tutta gente che fa diventare uno schifo un paese... e poi ci riempiono le scuole e i nostri figli non riescono più a capire un ca....o a causa che le maestre devono stargli dietro a loro.
insomma attenti a costruire case popolari che non vogliamo via anelli.
il paese che descrivi tu è l'isola che non c'è o gardeland o il paese delle meraviglie e io sono Alice!!!!

arachesostufo ha detto...

cara alice, non ho mai cancellato un post, ho solo oscurato 2 commenti inopportuni (volgari).
sono gradite idee o opinioni che non sarò certo io a giudicare.

francesco ha detto...

ma sono cose realizzabili? io ci farei la firma sotto.
ma credo sarà impossibile,idee troppo nuove, che sarebbero logiche e possibili ma ci vorrebbe una politica di giovani colti e determinati. non li troveremo mai. scorzè resterà un dormitorio triste in mano ai soliti vecchi di 30 anni fa.

emigrato ha detto...

se fasì tute ste robe torno a scorsè.

Anonimo ha detto...

ma cosa fumi per vedere ste cose?

Anonimo ha detto...

Bel film

Anonimo ha detto...

Fanne un programma per le prossime elezioni e te voto.

luca

Anonimo ha detto...

E te fasso votare da tutti me parenti.

luca

Anonimo ha detto...

...alicenelpaesedellemeraviglie se esci dal tuo paese sei etichettata losca, sporca, mafiosa e alle scuole magari ci vanno anche i tuoi figli...

..."fai un programma e te voto"...all'italiana proprio...tu intanto fai e se ti va bene ci sono anch'io...

Deludente.